SEGRETARIATO ATTIVITA' ECUMENICHE

gruppo di  Cosenza

ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICHE E LAICI
PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO


Lo scorso 15 novembre ci ha lasciato Pietro Monaco, caro amico e animatore del dialogo ecumenico a Cosenza, oltre che socio fondatore del gruppo SAE locale.

Di seguito le testimonianze di chi lo ha conosciuto e ha lavorato insieme a lui:

Pietro Monaco è stato uno che ha creduto veramente nel dialogo tra le Chiese cristiane e lo ha portato avanti con volontà cocciuta. Partecipava con entusiasmo ai preparativi della Settimana di Unità e non mancava mai alle riunioni organizzative, che quasi sempre si facevano in Arcivescovado. Ad un certo punto però non gli bastò più la Settimana di Unità. Sentiva l'esigenza, oserei dire l'urgenza, di un supplemento di dialogo durante tutto l'anno, di un ecumenismo vissuto nel quotidiano. Conobbe il SAE e...fu amore a prima vista! Si rese conto che era l'unico modo per dare al dialogo ecumenico quella continuità che lui voleva realizzare. Con pazienza, con tenacia, con passione si adoperò per avviare un gruppo SAE a Cosenza. E fu così che nella Pentecoste del 1992 nella Casa valdese di Dipignano nasceva il SAE di Cosenza formato da un piccolo gruppo di valdesi e cattolici. Tante le iniziative realizzate con l' apporto operoso di Pietro: incontri di formazione ecumenica e culturale, riflessioni bibliche, preghiera. Nel dicembre del 1997 partecipò attivamente all'organizzazione del primo incontro regionale del SAE a Bivongi. E nell'ottobre del 1999 organizzammo insieme il secondo incontro regionale del SAE a Guardia Piemontese. Quando per motivi di salute dovette rallentare l'attività, voleva però essere informato di tutte le attività del gruppo e quando si sentiva partecipava anche alle riunioni, incoraggiando, stimolando, proponendo...Caro fratello Pietro, il tuo impegno, la tua paziente perseveranza, la tua testimonianza sincera e appassionata saranno una luce sul mio cammino e mi sproneranno a procedere con coraggio e determinazione sulle strade sempre nuove del dialogo ecumenico ed interreligioso.   

MARIA PINA FERRARI

 

Pietro Monaco era un sognatore ad occhi aperti, un po’ visionario. Vedeva più avanti, al di là delle cose e poi tornava indietro a realizzarle. Era un uomo di cuore, uno di quelli che si ostinano a credere nel sentimento puro. Aveva grandi slanci ecumenici e si commuoveva con facilità. Non si arrendeva mai di fronte alle difficoltà tanto da essere ritenuto da molti un testardo, ma lui non temeva il giudizio degli altri e cercava il dialogo con tutti superando con ogni mezzo a sua disposizione pregiudizi e chiusure. Pietro Monaco era ecumenico nel quotidiano. Aveva un’energia vitale che gli ha permesso di realizzare fino in fondo il progetto di Dio sulla sua vita. Ha saputo scoprire, oltre il filtro opaco della quotidianità, la bellezza che Dio gli ha donato e che gli ha chiesto di far fiorire. Lui ci ha insegnato con l’esempio che vivere non è trascinare la vita ma è abbandonarsi come un gabbiamo all’ebbrezza del vento. Per lui vivere era assaporare l’avventura della libertà e dell’unità tra i cristiani sia pure nella diversità, sapendo di avere nel volo un partner grande: il suo Signore e il suo Dio. Negli ultimi anni i nostri incontri si sono un po’ diradati per vari impegni ma so da chi ha avuto la fortuna di stargli accanto fino alla fine che lui non si è mai contraddetto, ha mantenuto la voglia di vivere e l’ha saputo coniugare con un grande abbandono nel Signore: “Nelle Tue mani è la mia vita” diceva spesso soprattutto quando la sofferenza diventava più acuta e le sue forze sembravano venire in meno. ra, tu, Pietro non sei più fisicamente tra noi, ma da lassù continua a donarci il tuo amore per Gesù e per l’unità delle Chiese.

SUOR ERNESTA BECCIA, Figlia della Chiesa

 

Il cammino ecumenico nella nostra Diocesi di Cosenza-Bisignano, pur tra alti e bassi, rappresenta, oramai, un elemento contraddistintivo ed imprescindibile del tesoro pastorale della stessa. Per quanto mi riguarda, esso iniziò nel 1984, durante il Convegno Diocesano di Paola. Ricordo che, nel corso di quella seduta assembleare, si approvò la ”introduzione del concetto ecumenico nella catechesi”; pensate un po’, bisognava ancora introdurre il concetto, figuriamoci l’esperienza. Furono, quelli a seguire, anni di “gavetta”, dove era difficile, alle volte, non guardarsi con …diffidenza. Parroci che nemmeno volevano sentir parlare di Ecumenismo; fratelli evangelici timorosi di varcare le soglie di una qualsiasi parrocchia. Ma furono anche anni di incontri, di intrecci di sguardi, di scambi di esperienze di vita che, credo, resteranno incancellabili nella formazione di ciascuno di noi. I primi incontri della commissione si tenevano quasi sempre nella sede Vescovile, dove si aveva cura di scegliere stanze il meno confessionali possibile. Le riunioni si susseguivano con entusiasmo, coinvolgendo, di volta in volta, i fratelli delle altre Chiese presenti nel territorio Diocesano, anch’essi radicati sul territorio da molti anni. Tra questi, i fratelli Valdesi, la cui Chiesa in quel di Corso Mazzini, fin da quando ero adolescente, mi sembrava avvolta nel mistero, protetta com’era da quel portone scuro e dalla quale ogni tanto, di domenica, vedevo uscire persone che vi sostavano sorridenti per qualche tempo. Tra questi il nostro Pietro Monaco, per il quale mi si chiede di scrivere un ricordo. Il Pincipe De Curtis ( Totò) in una delle sue celeberrime frasi ad effetto diceva che “signori si nasceva..”; parafrasandolo, diremmo che ecumenici lo si diventa , ma signori si nasce. Ecco, Pietro lo ricordo sempre come una persona di quelle che ..erediteranno la Terra, cioè mite. La mitezza, il sorriso composto e , direi, l “aplomb” inglese, erano i tratti somatici di Pietro. Conversare con lui era piacevole: di poche parole, ma efficace nella comunicazione. La sua presenza era discreta ma rassicurante. Erano molti anni che non lo vedevo per il mio doloroso disimpegno ecumenico; l’ultima volta in Corso Mazzini. Lo sguardo profondo, il chiedere discreto, quell’abbraccio solidale: cose tutte che potrebbero, da sole, fare un programma di impegno pastorale. Nello scrivermi il poeta David Maria Turoldo citò una frase di Hillesum: “Quel pezzetto di eternità che portiamo dento, può essere espresso in dieci volumoni, come in una parola”. Pietro meriterebbe volumi di testimonianza, cosa che lascio a chi lo ha frequentato a lungo. A me toccava il ricordo scarno ma robusto come le mani degli anziani arse dall’esperienza della vita. Pietro, il tuo ricordo è per sempre perché hai percorso le strade difficili dell’ecumenismo dove ogni pietra del selciato è dono gradito a Dio, il solo che consola. 

PINO BARBAROSSA

 

Pietro era una persona che teneva molto alla sua chiesa, alle sue radici di evangelico, all'andamento in generale della sua chiesa. Fino ad un certo punto è sempre stato presente ai culti, alle assemblee, quando si doveva andare fuori etc. Lui ha sostituito sempre la vacanza pastorale facendo i culti, lui osava scrivere alla Tavola Valdese per protestare delle cose che non andavano, ha sempre fatto interventi agli incontri, quindi era attento e ben determinato. Ma spesso polemico, come me d'altronde, un lamentarsi costruttivo. Aveva anche lui i suoi difetti, un po' conservatore e testardo su alcune cose. Non gli piaceva il sacerdozio universale, le donne pastore, lui prediligeva il pastore laureato e maschio. Molto lontano da alcune problematiche sociali a cui la Tavola Valdese nei vari sinodi aveva invece affrontato con serenità e responsabilità evangelica. Che dire, con tutti i suoi limiti magari gli evangelici fossero tutti come lui. Era una bella persona.. 

VANDA SCORNAIENCHI

 

Ogni volta che si parla di persone che non ci sono più, è come se si volesse mettere in luce, anche forzatamente, tutti i pregi, le positività, le qualità di chi ormai è assente. Insomma, si cerca quasi di rimediare a quanto non è stato fatto o detto prima. Per Pietro Monaco non è così. Da sempre lo ricordiamo con stima e gratitudine per avere voluto, con la sua proverbiale cocciutaggine, un gruppo SAE anche a Cosenza. Si, se oggi ci siamo e lavoriamo così fattivamente, lo dobbiamo anche a lui, fautore insieme ad altri soci della costituzione, nel lontano 1992, di una rappresentanza del SAE nella nostra città. Non abbiamo avuto moltissime occasioni per lavorare insieme perché noi siamo entrati a far parte della famiglia del SAE un po' di anni dopo, ma ci ha sempre colpito la sua voglia di fare di più per promuovere un dialogo ecumenico continuo e non legato solo alla Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani. Lo ricordiamo combattivo e tenace, forte della sua fede evangelica e del suo attaccamento alla piccola comunità valdese di Cosenza che cercava di sostenere e far conoscere. Nel predisporre la programmazione delle attività annuali del SAE ricordiamo il suo essere determinato nella scelta dei temi da affrontare e delle persone da coinvolgere. Il confronto con lui non è stato sempre facile: la sua schiettezza, il suo rigore, la sua precisione a volte ci preoccupavano. Ma per lui forse costituivano un modo per affermare ciò in cui credeva fermamente, costi quel che costi. E' vero, la nostra amicizia all'interno del gruppo non si è mai incrinata. Siamo sempre stati molto rispettosi gli uni degli altri, ma a volte con Pietro la discussione si faceva accalorata e accesa e forse in alcune occasioni è stato più difficile riprenderla, ma poi veniva sempre ripresa.. Non si è mai lasciato niente in sospeso, il dialogo è sempre continuato aperto e sincero. E' vivo in noi il ricordo dei suoi interventi, foglietti in mano, nel corso dei nostri incontri. Tante le iniziative realizzate insieme come SAE, in particolare ricordiamo il 1996 gli incontri biblici sul tema "Le parabole di Gesù" che lo hanno visto come relatore nella Chiesa Cristiana Avventista di Cosenza e nel 1998 presso la Chiesa Valdese di Cosenza quando ci parlò di "Gesù, Colui che incontra". Che dire, se non manifestare la nostra riconoscenza a Pietro per ciò che ha vissuto insieme a noi e augurarci di saper sempre tenere accesa, nella nostra città, la fiaccola del dialogo ecumenico con lo stesso impegno e la stessa tenacia che lui ha dimostrato.  

ANNA MARIA E GIACOMO GUGLIELMELLI

 

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