SEGRETARIATO ATTIVITA' ECUMENICHE

gruppo di  Cosenza

ASSOCIAZIONE INTERCONFESSIONALE DI LAICHE E LAICI
PER L'ECUMENISMO E IL DIALOGO A PARTIRE DAL DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO


gmm2021In occasione della Giornata Mondiale del Malato, il gruppo SAE ha organizzato in collaborazione con il Gruppo di Dialogo Interreligioso per la Pace di Cosenza, un evento online di testimonianze e riflessioni sul tema "Fedi in tempo di pandemia", sabato 27 febbraio 2021 alle ore 17.30.sulla piattaforma Zoom all'indirizzo https://zoom.us/j/99583792378

La giornata mondiale del malato fu istituita nel 1993 da Giovanni Paolo II. La ricorrenza, fissata all’11 febbraio di ogni anno, viene celebrata in ambito cattolico. Il SAE di Cosenza, già dall’anno 2001 e unica esperienza in Italia, ha avuto l’intuizione di estendere tale evento alla partecipazione delle altre confessioni cristiane presenti in città (Chiesa cattolica di rito bizantino, Chiesa valdese, Chiesa Avventista del 7° giorno, Chiesa pentecostale di Bethel, Chiesa ortodossa rumena). Da allora, ogni anno, è stato organizzato un incontro ecumenico di preghiera per gli ammalati presso la cappella dell’ospedale dell’Annunziata, in collaborazione con i padri cappellani del nosocomio Ugo Brogno e Clemente Marasco oltre al coinvolgimento di degenti, medici e operatori sanitari. Nel corso degli anni all’iniziativa hanno aderito anche l’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso e le associazioni Stella Cometa, Moci e Unitalsi. Momenti di intensa partecipazione di credenti accomunati dal desiderio di testimoniare la vicinanza a quanti soffrono per la malattia anche con le visite nei reparti. Da registrare in alcune occasioni anche la partecipazione attiva di Carlos Canizo, ebreo sefardita di Cosenza. Da alcuni anni il Sae di Cosenza ha voluto che questa giornata fosse organizzata anche in collaborazione con il Gruppo di Dialogo Interreligioso per la Pace che, ogni 27 del mese, così come invocato dallo stesso pontefice Giovanni Paolo II in occasione del trentesimo anniversario dello storico incontro ecumenico di Assisi, si incontra per meditare e pregare sui temi della pace. Nella convinzione che il dolore e la malattia sono esperienze comuni che ci interpellano nella fede, i rappresentanti delle diverse religioni dedicano l’incontro del mese di febbraio ad una riflessione comune sulla malattia. Ci siamo ritrovati in tanti ad ascoltare le testimonianze di credenti che hanno avuto esperienza di sofferenza a causa di gravi patologie o tragici eventi. Alcuni collegati direttamente o per prossimità parentale o amicale alla pandemia da covid19. Storie vissute certamente nel dolore e nella solitudine ma con uno sguardo di speranza e di fiducia in Dio: è stato questo il filo che ha legato i racconti di ognuno con riferimento al proprio vissuto e al proprio credo.

leaIn occasione del Giorno della Memoria il gruppo SAE di Cosenza commemora "una pagina del libro dell'umanità da cui non dovremmo mai togliere il segnalibro della memoria" - come disse Primo Levi - con degli stralci dal libro di Lea Sestieri.

"Il sogno nacque un giorno di un inverno freddissimo, nel 1947 a Milano, durante una visita a un gruppo di sopravvissuti ai campi di concentramento e di sterminio. Erano alloggiati in quello che restava di una scuola bombardata, in attesa di trasferirsi nell'allora Palestina o in paesi dove avevano alcuni parenti, la loro situazione era più che angosciante. Quando offrimmo ad alcuni bambini qualche giocattolo, essi rimasero allibiti, non sapevano che farne e ci domandavano persino cosa fossero. Guardavo le loro facce, i loro occhi, le loro piccole mani: tutto era triste, tutto era debole, nemmeno il giocattolo li aveva fatti sorridere.

Avevo allora trent'anni e un figlio piccolo di otto anni che avevamo salvato dall'orrore e dalla morte con una emigrazione non facile, ma fortunata. La realtà angosciosa che stavo vivendo in quel momento suscitò in me quel sogno la cui realizzazione ha occupato e continua a occupare la mia lunga vita. Il sogno consiste in questo: far conoscere l'ebraismo per quello che è stato attraverso i millenni e continua a essere oggi; far conoscere il singolo ebreo nella sua realtà giornaliera, un essere umano come tutti gli altri, con i suoi momenti buoni e cattivi, non un animale con la coda, non amante del denaro più di altri esseri umani meno sporco degli altri, non fosse altro per le nostre regole di purità; non vendicativo, come abbiamo mostrato nei secoli; studioso, applicato, amante della pace e soprattutto fedele alla propria ebraicità e all'unico Dio padre di tutti gli esseri viventi (Gn 1,27).

Il tentativo di realizzare questo sogno ha significato per me non solo avvicinare gli altri, ma parlare con loro, conoscerli nel bene e nel male; far loro capire da dove e come possono essersi sviluppati pregiudizi e stereotipi che trppo spesso hanno prodotto proibizioni, costrizioni, persecuzioni (crociate, espulsioni, ghetti, pogrom), e che infine sono sfociati nell'antisemitismo razziale-politico-economico con l'epilogo della Shoah".

(Da: L. Sestieri, Ebraismo e Cristianesimo, Paoline 2000)

Lea Sestieri ha terminato la sua vita terrena il 17 novembre 2018, di Shabbat, all'età di 105 anni. E' stata una grande protagonista dell'ebraismo e del dialogo ebraico-cristiano in Italia.

downloadIl 17 gennaio dell'anno appena trascorso, nella pienezza dei suoi anni, Maria Vingiani, fondatrice e prima Presidente del SAE (Segretariato Attività Ecumeniche), terminava la  vita terrena lasciando a tutti noi una preziosa eredità di insegnamenti e di stile di dialogo e di incontro. Proprio la notte che fa da cerniera tra la Giornata del Dialogo ebraico-cristiano e l'inizio della Settimana di Unità dei cristiani... Pura coincidenza? Forse! Sicuramente una felice coincidenza per quello che Maria è stata: una pioniera del dialogo ebraico-cristiano.

 Fu lei in parte la promotrice dell'incontro del 13 giugno 1960 tra Giovanni XXIII e lo storico ebreo Jules Isaac che ebbe come conseguenza la messa al bando dell'insegnamento del disprezzo nei confronti di Israele e l'avvio di un nuovo cammino, ricco di prospettive future, per il dialogo ebraico-cristiano in Italia. La Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate, documento di grande rilevanza ecumenica, si deve in parte a questo storico evento, ancora oggi punto di riferimento fondamentale per il cammino di dialogo tra ebrei e cristiani.

Per noi del Gruppo SAE di Cosenza Maria è stata una presenza costante e rassicurante, che ci ha guidato alla conoscenza dei valori formativi necessari per  un corretto approccio alla via del dialogo tra le fedi, con una priorità per il dialogo ebraico-cristiano. Da lei abbiamo appreso che le radici dell'antisemitismo e dell'insegnamento del disprezzo sono presenti ancora oggi. Anche nell'attuale momento storico non mancano i segnali preoccupanti.

"L'odio più lungo è un odio che ancora continua. Deve essere affrontato e combattuto con  coraggio e determinazione, per essere trasformato in rispetto e amicizia" (Marco Cassutto Morselli).

Come Gruppo SAE di Cosenza, in questo tempo di crisi globale e di conflitti laceranti, desideriamo creare momenti di dialogo e conoscenza tra le fedi superando le diffidenze, i pregiudizi e ogni forma di violenza. Desideriamo portare in tale cammino di dialogo e conoscenza lo slancio che ci viene dalla ricchezza di fraternità che si vive nella nostra Associazione dove cristiani e cristiane di diverse confessioni con ebrei, musulmani e appartenenti ad altre fedi, superando le diffidenze, i pregiudizi e ogni forma di violenza, sperimentano l'inestimabile valore dell'incontro pacificante  nello spazio comune della libertà e del dialogo. Il sogno di Maria!

Maria Pina Ferrari

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Un anno particolare sta volgendo al termine. Un anno difficile, ricco di imprevisti, rinunce e fatiche.

Abbiamo provato a scrivere quello che il Natale è per noi, in particolare questo; in allegato troverete il libricino da scaricare.

Vi auguriamo di cuore di trascorrere un sereno Natale e sia il 2021 un anno prospero e fruttuoso.

                                                            Il Gruppo SAE Cosenza

Allegati:
File
Scarica questo file (IL NATALE SAE.pdf)Natale 2020

25novembreVisto l’anno particolare che stiamo ancora vivendo, dominato dalla pandemia del Covid 19 e dall’impatto talora devastante che essa ha avuto su tutti/e, la Federazione delle Donne Evangeliche Italiane (FDEI) – che da anni organizza dal 25 novembre al 10 dicembre 16 giorni per vincere la violenza – ha deciso di focalizzare l’attenzione sul tema della salute delle donne, strettamente connesso alla violenza. Noi del gruppo SAE Cosenza abbiamo voluto rispondere ad alcune delle domande poste come spunto di riflessione, ed il seguente è il lavoro collettivo che abbiamo realizzato.

La salute è donna?

Mi viene da rispondere: la malattia è donna!

Quante mamme, mogli, figlie non si arrendono anche ad oltre 38° gradi di febbre, a dolori insopportabili. Quelli si mettono sempre dopo: dopo avere accudito la famiglia, avere accompagnato i figli, aver fatto la spesa.. stringono i denti e vanno avanti.

“Ma tanto tu sei forte, sopporti bene!”. Questo l’incoraggiamento, anzi il ringraziamento (il potere che le donne esercitano nel gestire la casa).

E mi viene in mente la nostra amica Nadia, indomita guerriera contro una malattia come la SLA che la costringe ormai da anni ad una forzata immobilità a letto.

Non riesce più a mangiare: deve farlo artificialmente.

Non riesce più a respirare: deve farlo artificialmente.

Non riesce più a muoversi: no, questo non lo può fare neanche artificialmente.

Non riesce più a parlare: un computer lo fa per lei.

I suoi occhi, anche se stanchi, puntano sempre la tastiera per comunicare con un sorriso la voglia di vivere, di non lasciarsi andare, di continuare a combattere contro tutti e tutto.

E’ lei che mi è venuta in mente appena letta la domanda che è il titolo di questi sedici giorni per vincere la violenza contro le donne: “la salute è donna?”.

Forse non sono riuscita a rispondere alle domande poste. Sono sicuramente fuori tema, ma il non riconoscere alle donne ciò che sono, che fanno, che dicono non è un’altrettanta grave forma di violenza?

Anna Maria Ferrari

* * *

Il titolo e il tema conduttore del quaderno dei sedici giorni per vincere la violenza preparato dalla FDEI ci interroga se la salute è donna. Se per salute si intende un benessere fisico, mentale e psicologico della donna stante la situazione del nostro tempo, la risposta è NO.

Più che violenza fisica mi voglio soffermare su un altro tipo di violenza, quella invisibile, sottile, subdola, silenziosa che si vive quotidianamente nell’ambito della famiglia, nell’ambito del lavoro, delle chiese e della società che deve affrontare nel corso della sua vita fin da quando nasce e che è nettamente in contrasto con l’agognato benessere.

Fin dalla sua nascita la bambina è considerata un essere di serie B; sovente si leggeva nello sguardo  dell’intera famiglia, specialmente del capo famiglia, l’espressione di delusione quando nasceva una bambina. Durante la crescita ella veniva “incanalata” all’unico scopo e obiettivo della famiglia, il matrimonio e di conseguenza alla maternità, tra i giochi prevalgono le bambole con le sue casette e cosette da accudire, da adolescente è già una fortuna se andrà a studiare, ma il suo tempo ricreativo non sono gli amici, lo sport, la musica, gli hobby, bensì imparare a fare la maglia, l’uncinetto, il ricamo che servirà anche per la preparazione del corredo. Mi ricordo che già negli anni ’60 e ’70, quando nasceva una bambina, l’unico pensiero di una madre era quello della preparazione del corredo in vista del matrimonio. Lo studio era un optional.

Ricordo quand’ero bambina, la secondogenita quindi più piccola di mio fratello, di come erano palesi le particolarità tra di noi, per lui molta più apprensione su tutto e persino sulle porzioni alimentari vi era la differenza. Quando qualche volta mio padre mi chiedeva un consulto su qualcosa a lui non chiara non si fidava della mia risposta ma di quella del figlio maschio. Questi semplici e apparentemente banali episodi rimangono per sempre dentro di te trasformandosi nel tempo in quella che è insicurezza e poca stima, ti plasmano nella tua formazione fino al punto che ti convinci che vali poco, quantomeno sei inferiore a tuo fratello che è maschio. Questi non sono altro che danni alla tua formazione e alla tua intelligenza che porterai per sempre. 

Quando hai la fortuna e il privilegio di poter lavorare ti rendi conto del trattamento discriminante nell’ambiente di lavoro. Quando veniva un cittadino nel mio ufficio e mi trovavo con un collega maschio, anche se di ruolo inferiore, la gente si rivolgeva al maschio. Nell’ambito dei ruoli e dell’Ufficio la donna capace che va oltre la si deve combattere a tutti i costi, intanto sminuendo il suo lavoro, il suo servizio, i suoi compiti, facendola sentire che quello che fa lei lo sanno fare tutti, anzi stanno molto attenti ai tuoi eventuali errori per metterli per bene in evidenza; qualora non riescono in questo, iniziano a farti sentire non un essere mentale quale sei a prescindere dal sesso, mettendo in evidenza il fatto che sei femmina e sei anche una bella donna, quindi niente gratificazioni mentali ma fisici come un animale da macello, iniziando a fare complimenti inopportuni e addirittura arrivando anche a fare delle avances, creando intorno a te un ambiente  ostile e poco vivibile.

Anche nell’ambito delle chiese, e questa è purtroppo una sintesi della mia esperienza personale, c’è ahimè ancora tanto cammino da fare a livello di emancipazione e di diritti nei confronti della donna e parlo della chiesa valdese che è stata la prima chiesa cristiana in Italia ad avere il pastorato femminile. Però ancora rimangono delle resistenze dovute a stereotipi culturali e socio ambientali in particolar modo in alcune zone d’Italia.

Nell’ambito della mia comunità sono stata sempre presentata, per chi veniva dall’esterno, come la moglie di…, la figlia di…. , la madre di…., come se tu non avessi una identità.

L’assemblea fatta di uomini e donne per quanto concerne l’elezione di rappresentanti o eventuali deleghe nell’ambito delle attività o Organismi della chiesa stessa, spesso sceglie senza alcun’ombra di dubbio l’uomo e non la donna, anche se meno capace, ma solo perché è maschio e addirittura con la complicità delle stesse donne elettrici, spesso schiave e frustrate della loro condizione. D’altra parte però anche il maschio “credente” non muove un dito per arginare questa cosa dando più spazio alla donna anche se ne è pienamente consapevole. E cosi stai dietro le quinte una vita intera soffocando quella che è la tua vocazione e i tuoi talenti perché sai già che se mai ti dovessi ribellare la tua è solo una causa persa anche per servire il Signore.

Che dire della famiglia attuale, la tua famiglia?! Spesso è un prolungamento di quella originale, solo che stavolta sei tu, donna, la protagonista indiscussa ma entro un certo limite e con tante ma tante responsabilità e compiti. Per quanto tuo marito o il tuo compagno possano essere o considerarsi emancipati e a favore dei diritti delle donne, alla fin fine ti rendi conto che è solo un pensiero teorico ma nei fatti non ci siamo ancora, anche perché l’ambiente sociale dove si vive è ancora rimasto indietro.

E cosi che, nella famiglia, vedo una donna allo stremo, super impegnata, in ufficio, nella preparazione dei pasti, nei lavori domestici, nelle visite ai familiari, nelle preoccupazioni varie per i figli, per se stessa. Ecco, mi fermo qui.. per se stessa, cosa rimane alla donna per se stessa? Niente, il suo pensiero è rivolto solo agli altri e quando non sta bene  deve continuare lo stesso senza tregua, dov’è dunque il suo benessere psicofisico? Ancora non ci siamo, sappiamo come raggiungerlo però ancora non ci siamo. Solo l’universo maschile, rendendosi consapevole dello sfruttamento della donna anche nelle mura domestiche, può in un futuro spero non molto lontano aiutare la donna in questo senso.

Vanda Scornaienchi

* * *

Sono una donna cristiana, di confessione cattolica, laica (non sono una suora, non sono una consacrata). Credo fermamente che il battesimo mi abiliti a rendere ragione della mia fede in Cristo, unico Signore della mia vita.

Ho fatto l'insegnante di lettere nella scuola media per 35 anni. Se dovessi rinascere, rifarei la stessa cosa... è stato arricchente anche se difficile e impegnativo.

Appena messo piede nella scuola ho giurato a me stessa che "loro", i miei alunni, ma soprattutto le mie alunne, non avrebbero subito le violenze psicologiche di cui io porto ancora oggi le ferite, grazie ai "baroni" della scuola dei miei verdi anni. Li avrei accompagnati nel cammino di crescita e di formazione personale evitando di ferirli, magari inconsapevolmente. Non è stato semplice... La mia arma vincente: il dialogo sincero e appassionato, l'umiltà di lasciarmi mettere in discussione, il coraggio di non nascondere le mie fragilità quando affioravano.

Ho cercato di educarli ad accettare e rispettare la diversità sia attraverso lavori ed esperienze in classe che con la realizzazione di visite guidate: Guardia Piemontese, Ferramonti di Tarsia, scambi di visite con una classe parallela di una comunità arbereshe sono state tappe del cammino. In classe si discuteva dei danni del fumo e dell'alcool con i giovani della Chiesa Cristiana Avventista del VII Giorno, del Corano e dell'Islam con un giovane ricercatore dell'Università della Calabria e di tanti altri argomenti interessanti. Pian piano l'atmosfera in classe cambiava e si stabiliva un clima sereno di dialogo e di fiducia. L'ansia svaniva come nebbia al sole... i cuori si aprivano.. i nodi si scioglievano... le ferite si asciugavano...

Questi ricordi sono affiorati alla mia mente mentre pregavo oggi per le donne che subiscono violenza fisica e psicologica. "Violenza e depressione: un pericoloso connubio" era il tema della giornata e la domanda "Vi provoca fatica avere un'amicizia con una donna depressa?" Sicuramente si, ma una fatica che accetterei con amore.

Maria Pina Ferrari

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Alla domanda “La salute è donna?” si deve rispondere, a mio avviso, con un’altra domanda: cos’è la salute? L’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1948 definì la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale. Ovviamente, enunciato così, questo termine sembra definire meglio il concetto di felicità che quello di salute; una donna non potrà mai essere completamente in salute, perché il suo benessere – fisico, mentale e sociale – dipende da una serie di variabili che non dipendono da lei, e quindi difficilmente raggiungibile e misurabile.

Se invece attribuiamo al termine salute la capacità di adattarsi e di autogestirsi, credo di poter rispondere, almeno a livello personale e per quello che riguarda le mie esperienze, che la salute è proprio donna, nel senso che ritengo che in genere la donna riesca meglio a far fronte alle avversità, a mantenere e a ripristinare il proprio equilibrio: fisico, nel senso che riesce a reagire con più caparbietà alle sollecitazioni fisiologiche; psicologico, nel senso che riesce meglio a far fronte agli stress e a riprendersi da esperienze difficili; sociale, nel senso che ha una migliore capacità di vivere con un certo grado di autonomia.

Provengo da una famiglia in cui le donne sono state un grande pilastro: la mia nonna paterna, una vera combattente, da sola gestiva già negli anni ’20 a Roma due banchi al mercato rionale di Piazza Bologna e nel pomeriggio, lasciando nove figli a casa dove i più grandi badavano ai piccini, cuciva vestiti per Lina Cavalieri, la famosa attrice e soprano. La mia nonna materna, invece, sempre negli stessi anni, oltre ad una famiglia con sette figli, gestiva l’amministrazione economica dell’azienda agricola familiare in Abruzzo.

Donne, madri, mogli, ma soprattutto credenti: questo è ciò che erano e che mi hanno insegnato ad essere, insieme alla consapevolezza che essere donna significa anche essere valorosa e virtuosa, come insegna il libro dei Proverbi.

Valiamo per noi stesse, e non per quello che facciamo o abbiamo, e quindi la collaborazione fra uomini e donne, e l’intessimento di relazioni improntate alla giustizia, all’affettività e al riconoscimento reciproco, sono valori inestimabili che rendono migliore la vita.

Susanna Giovannini

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Il fenomeno della violenza contro le donne deve riguardare, e non in modo secondario, anche gli uomini.

Da uomo e da credente mi sento interpellato: non si tratta di dare giudizi o ricercare le circostanze che hanno determinato la violenza.

Usare violenza contro chiunque, ed in particolare contro le donne, è sempre un atto che va perseguito e condannato. Un crimine che viene perpetrato a danno della parte più debole, più esposta. Crimine contro l’umanità e per questo esecrabile e mai giustificabile.

Non si tratta solo di diritti e doveri, ma rispetto della dignità e della libertà della persona.

Le cause di tanta recrudescenza dei fenomeni di violenza alle donne sono da ricercare in un modello di società che favorisce la discriminazione, la prevaricazione, la legge del più forte. Modelli negativi che indicano nel successo, nella ricchezza, nella soddisfazione di bisogni materiali, nel possesso illimitato di beni di consumo i soli obiettivi da raggiungere, e a qualsiasi costo.

Così anche la donna è vista come possesso, cosa più che persona, su cui esercitare un potere perverso. Un atteggiamento, quello degli uomini, che non lascia spazio al dialogo, al confronto, all’ascolto e che finisce per esasperare i rapporti fino ad esiti senza ritorno.

Oltre ad una presa di posizione forte contro queste deviazioni e soprusi, occorre da parte di ognuno un atto di responsabilità e di impegno per proporre e testimoniare valori e comportamenti per una inversione di tendenza che, attraverso atti concreti e interventi mirati, ridia dignità alla donna, alla famiglia, all’intera comunità. Un cammino che deve vedere unite le componenti sane della società, oltre alle istituzioni.

Ed anche le chiese e i fedeli di ogni religione sono chiamati a dare il loro contributo perché la piaga della violenza alle donne venga risanata.  

Giacomo Guglielmelli

Ivideo youtubel Gruppo SAE di Cosenza, in occasione della Giornata dell'amicizia cristiano-islamica, e nell'impossibilità di organizzare un evento dal vivo, ha voluto realizzare un docu-video dal titolo "Religioni artigiane di pace" ponendo alcune domande ad amic* cristian* e musulman* al fine di comprendere meglio gli strumenti di dialogo a disposizione.

Hanno risposto alle nostre domande Brunetto Salvarani, teologo e saggista, Dora Bognandi, già Presidente della Federazione delle Donne Evangeliche in Italia e del Dipartimento Affari Pubblici e Libertà religiosa dell'Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° Giorno, Rosanna Maryam Sirignano, esperta di studi islamici impegnata nel dialogo interreligioso e mediatrice culturale, e Federica Nardella, giovane musulmana di origine cosentina attualmente residente ad Istanbul per motivi di studio.

Il link per visionare il video è 

 

Di seguito riportiamo l'articolo scritto dalla socia Maria Pina Ferrari e pubblicato su "Missione 2000", il periodico dell'Associazione Stella Cometa di Cosenza (anno X, numero 23):

articolo maria pina

segreIl gruppo SAE di Cosenza festeggia Bruno Segre, che lo scorso 11 agosto ha compiuto 90 anni.

Nato a Lucerna nel 1930, ricercatore e operatore culturale indipendente, ha studiato filosofia a Milano alla scuola di Antonio Banfi. Si è occupato di sociologia della cooperazione ed educazione degli adulti nell’ambito del Movimento Comunità fondato da Adriano Olivetti. Ha insegnato in Svizzera dal 1964 al 1969. Per oltre dieci anni ha fatto parte del Consiglio del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano. Dal 1991 al 2007 ha presieduto l’Associazione “Amici di Nevé Shalom / Wahat al-Salam”. Ha diretto dal 2001 al 2011 il periodico di vita e cultura ebraica Keshet. Suoi contributi su vari aspetti e momenti della cultura e della storia degli ebrei sono apparsi in numerosi periodici. Autore di numerosi saggi, ha scritto fra l’altro Gli ebrei in Italia (1993), Shoah (1998), Israele la paura la speranza (2014), Adriano Olivetti: Un umanesimo dei tempi moderni (2015).

Di seguito gli auguri di chi, nel nostro gruppo, ha avuto il piacere di conoscerlo di persona nelle sessioni del SAE.

Un caro augurio a Bruno Segre per il suo compleanno! Noi del gruppo SAE di Cosenza abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo ad Assisi in occasione della sessione estiva del 2016. Un’esperienza profonda che ci ha accompagnato in questi anni.

Ricordiamo la sua testimonianza all’Assemblea, il racconto della sua vita a partire dai difficili anni del fascismo e delle leggi razziali che hanno colpito lui e la sua famiglia. Forte il suo orgoglio di appartenenza alla comunità ebraica e la sua ricerca di un modo diverso di rapportarsi con le altre esperienze religiose, in una visione inclusiva solo apparentemente laica. Un uomo coerente e propositivo che guarda ad un futuro di pace, fratellanza, condivisione, dialogo fra popoli e religioni.

La passeggiata notturna per le vie di una Assisi deserta ci ha dato l’occasione di approfondire con lui temi cari all’ecumenismo e all’attività del SAE. La sua energia nel camminare sulle strade pietrose ci aveva meravigliato e quasi non riuscivamo a tenere il suo passo. Lo avevamo timidamente invitato a venire in Calabria, ospite del nostro gruppo. Lui, superando qualsiasi indugio, si era dimostrato disponibile.

Anche se ancora non concretizzato, proprio in occasione di questo suo nuovo traguardo, gli rinnoviamo l’invito a venire a conoscere la nostra terra, ricca di storia e di testimonianze ecumeniche che il nostro gruppo sta portando avanti da più di un quarto di secolo. Auguri e a presto.

Giacomo e Anna Maria Guglielmelli

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Auguri, caro Bruno, per i tuoi luminosi 90 anni! La luce che da essi trabocca ha illuminato anche il cammino interreligioso del nostro gruppo. Era il 2001.. a settembre l'immane tragedia delle Torri Gemelle, a novembre il gruppo SAE di Cosenza inizia il suo cammino di dialogo interreligioso con un incontro sul Corano. Neve' Shalom ci aveva educato a credere in un dialogo che allora sembrava impossibile. Grazie, Bruno, perché senza saperlo sei stato una delle persone che hanno illuminato il nostro cammino interreligioso. Beh, ora lo sai e ti aspettiamo a Cosenza per farti conoscere il nostro mitico gruppo interreligioso. Mazal tov, caro Bruno!

Maria Pina Ferrari

 

Una giornata di preghiera, per tutte le persone, di ogni credo: è stato questo l’invito che l’Alto Comitato per la Fratellanza Umana ha rivolto a ciascuno per il 14 maggio 2020, per invocare l’aiuto divino in questo momento difficile, in cui l’umanità intera si trova a combattere un nemico invisibile, che colpisce tutti, indistintamente. Una giornata voluta da leader religiosi, studiosi ed esponenti della cultura di tutto il mondo, promossa e sostenuta dallo stesso Papa Francesco, a cui ha aderito anche il Gruppo di Dialogo Interreligioso per la Pace di Cosenza, nato grazie alla volontà del SAE.

Musulmani, cattolici, baha’i, buddisti, pentecostali, valdesi ma anche provenienti da associazioni impegnate nella cooperazione e nel dialogo – tanti corpi, una sola mente – si sono ritrovati insieme sulla piattaforma digitale condividendo  meditazioni, letture e preghiere, perché condividere dei valori significa coltivare il desiderio di realizzare insieme un ideale, sapendo che “siamo sulla stessa barca” e nessuno si salva da solo. Oggi, più che mai, prendersi cura dell’altro deve essere la bussola che guida i nostri passi.

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"La natura ci sorride nonostante la crisi" (Andrea Bilotto, socio SAE).

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In occasione della XXVIII Giornata del Malato il Gruppo SAE di Cosenza, con la partecipazione del Gruppo Interreligioso di Dialogo per la Pace, ha organizzato un incontro dal titolo "Fragilità ed accoglienza: riflessioni ed esperienze interreligiose", il giorno giovedì 27 febbraio 2020 alle ore 17 presso il Chiostro di San Domenico, in Piazza T. Campanella, a Cosenza. I presenti potranno partecipare ciascuno con una breve meditazione o lettura tratta dai testi sacri o testimonianza personale.

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maria vingianiE' una delle notizie che ti aspetti prima o poi, soprattutto quando la protagonista deve compiere a breve 99 anni. Eppure, quando stamattina siamo stati informati che nella notte Maria era spirata a Mestre, tutti noi del SAE abbiamo avuto un sussulto. Forse il suo corpo ci ha lasciati, ma la sua eredità spirituale, la vita spesa per gli altri e il suo esempio, rimarranno per sempre con noi. In questo breve spazio raccogliamo le testimonianze del gruppo di Cosenza e degli amici del SAE che la ricorderanno sempre così.

Maria è stata la mia guida e maestra, un punto fermo nel mio cammino ecumenico. Non ci sono parole, ma solo contemplazione del mistero (Maria Pina, fondatrice del gruppo SAE Cosenza).

Mi dispiace di non essere riuscita a salutarla e ringraziarla personalmente; lo volevo fare quando ho letto il suo libro. Lei è artefice di una grande opera, un ecumenismo laico. Non è da poco. Ringraziamo il Signore di avere avuto lei e di tutto ciò che ha fatto. Il Signore la benedica grandemente (Vanda, socia SAE).

Mi dispiace tanto.. Anche se non l'ho conosciuta, posso solo chinare il capo e pregare (Angioletta, socia SAE).

A parte la triste notizia che non ci coglie impreparati, penso che sia un giorno di rendimento di grazie per il dono di Maria Vingiani. Se ne è andata carica di anni e di meriti dopo aver visto cambiare l'atteggiamento delle chiese verso l'ecumenismo. Certamente ha potuto dire con Simeone: "Ora lascia che il tuo servo venga a Te perché ho veduto" il compimento degli sforzi, anche se la strada dell'ecumenismo è sempre in salita (Andrea, socio SAE).

Sento di ringraziare Dio per il dono di Maria Vingiani, che ha dedicato l'intera sua vita alla causa dell'ecumenismo. La portiamo nel cuore insieme a quanti hanno collaborato con lei per avviare un dialogo profondo, sincero e rispettoso fra le confessioni (Eleonora, socia SAE).

La storia di tutti noi purtroppo ha la stessa fine, ma conta moltissimo invece quello che si è fatto nella vita. Ho seguito con ammirazione la storia di questa grande donna e ringrazierò sempre coloro che me l'hanno raccontata (Gerardo, amico del SAE).

auguri

IMG 20191202 WA0026Il SAE di Cosenza e l'Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne, in occasione della Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, hanno organizzato un incontro dal titolo "Il coraggio di essere se stesse" presso il seminario eparchiale di Lungro a Cosenza, lo scorso 14 dicembre alle ore 17. Ad aprire l'incontro la breve performance scenica "Tahirih la pura" scritta e portata in scena da Mario Lino Stancati, con Maria Todaro e Francesco Oliva e musiche dal vivo dello stesso Stancati. La performance ha ricordato la storia di Tahirih, poetessa iraniana e teologa del Babismo vissuta attorno alla metà del 1800, che ebbe il coraggio di togliersi il velo e lottare per l'emancipazione delle donne nel suo paese, e per questo venne giustiziata.
A seguire, Eleanor Carmen Gangale ha narrato la storia di Marije Tuci, una martire albanese della metà del 1900, che fu perseguitata e soppressa dal regime comunista sia perché era una donna cristiana, sia perché insegnava una cultura libera ai suoi allievi. In allegato è possibile scaricare la storia di Marije Tuci e la preghiera "Sangue a Scutari".
Infine, Rosa Ciacco ha letto alcune pagine dal suo libro "Il millantamore: quando l'amore diventa un crimine", attraverso il quale ha ricordato ai presenti che tutti abbiamo le potenzialità di reagire alle violenze e decidere cosa vogliamo per la nostra vita, perché l'amore non vuole dipendenza né ricatto: vuole dono.
In conclusione, Susanna Giovannini ha sottolineato che la serata ha avuto lo scopo di ricordare che la violenza contro le donne - di qualunque tipo sia - non è più tollerabile in una società che si dice emancipata e che la si può combattere insieme, promuovendo la cultura e il dialogo interreligioso e interculturale.
 
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Il Gruppo SAE di Cosenza, in collaborazione con il Centro Culturale Islamico di Cosenza, l'associazione Daawa, il MoCi e Stella Cometa, ha organizzato un incontro interculturale e interreligioso sul tema "Non c'è futuro senza fratellanza e solidarietà" con testimonianze di integrazione e solidarietà a cura della Comunità di S. Egidio, della Comunità Baha'i e dell'Istituto Buddista Soka Gakkai. L'incontro è avvenuto sabato 23 novembre 2019 alle ore 17 presso i locali di Stella Cometa, Via Popilia, Cosenza.

locandina amicizia cristiano islamica 2019     

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  Qui di seguito è possibile scaricare e leggere le relazioni di alcune relatrici.

20191107 094357Don Giuliano Savina, nuovo Direttore dell’UNEDI (Ufficio Nazionale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso) della CEI, in Calabria per la riunione con i delegati diocesani per l'ecumenismo e il dialogo della Calabria, lo scorso 7 novembre ha incontrato una parte del gruppo SAE di Cosenza (nella foto), incoraggiandolo a lavorare perché viva sempre più l'esercizio spirituale di comunione e di dialogo, colto anzitutto come esercizio di fede.

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Domenica 30 giugno 2019, nella cattedrale San Nicola di Mira in Lungro (CS) ha ricevuto la Chirotonia (Ordinazione) diaconale il giovane seminarista 

Il giovane, originario di Firmo, si è formato nel Seminario Maggiore Eparchiale di Lungro, sito in Cosenza, sotto la guida del Rettore e Protosincello (Vicario generale) Papàs Pietro Lanza. Ha frequentato gli studi filosofici e teologici nell’Istituto Teologico Cosentino Redemptoris Custos dell’Arcidiocesi Metropolitana di Cosenza - Bisignano conseguendo il baccalaureato in teologia. Ha poi intrapreso gli studi di specializzazione in Ecumenismo all’Istituto di Studi Ecumenici San Bernardino di Venezia dove presto conseguirà la licenza in ecumenismo.Alex Talarico, per l’imposizione delle mani di Sua Eccellenza mons. Oliverio Donato Vescovo dell’Eparchia (Diocesi) cattolica greco-bizantina di Lungro.

 Alex ha maturato una particolare sensibilità ecumenica grazie non solo ai suoi studi in tale ambito ma anche e soprattutto in virtù della speciale vocazione ecumenica della Eparchia di Lungro in cui egli è cresciuto e dove viene vissuta la tradizione liturgica bizantina orientale, nella pienezza della comunione cattolica.

Il novello Diacono, amico del SAE, ha partecipato alla sessione estiva 2018 e ne ha curato gli Atti. A dicembre del 2018, nella sala convegni del Seminario Maggiore Eparchiale di Cosenza, ha tenuto una accurata e appassionata relazione sulle origini e sulle finalità del SAE mettendo in rilievo la figura della fondatrice Maria Vingiani.

A lui i più sentiti e affettuosi auguri da parte del gruppo SAE di Cosenza e di tutto il SAE nazionale per un proficuo cammino spirituale e di impegno a favore della unica Chiesa di Cristo, il Figlio di Dio, diventato figlio dell’uomo per restaurare e riportare alla primitiva bellezza e dignità la creatura fatta ad immagine di Dio.

 

Il Gruppo SAE di Cosenza, insieme al Gruppo di Dialogo Interreligioso per la Pace di Cosenza, hanno dato vita all'Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne (OIVD) presso la Cittadella del Volontariato di Cosenza, alle ore 18. Una serata di dialogo sul tema "Donne e religioni. Il valore delle differenze", curata dalle rappresentanti delle varie religioni presenti in città. Per continuare il percorso insieme.. 

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IMG 20190325 WA0059Per festeggiare il primo anno di attività della biblioteca dedicata a Lidia Ciccone Giovannini, lunedì 25 marzo 2019 alle ore 18.30 nella Chiesa Bethel di Cosenza è stato presentato in anteprima nazionale il saggio storiografico, edito da Progetto 2000 e scritto da Susanna Giovannini, “I Pentecostali in Calabria. La storia della Chiesa Bethel di Cosenza”.

Alla presentazione oltre all’autrice e all’editore Demetrio Guzzardi, hanno partecipato il pastore Paolo Giovannini, fondatore della Chiesa evangelica pentecostale Bethel di Cosenza e il preside della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose, Carmine Napolitano.

«La storia del movimento pentecostale in Italia attende ancora di essere scritta; si tratta di un’impresa difficile perché, soprattutto per le origini, le fonti sono molte scarse e spesso solo di matrice orale. D’altra parte, la relativa brevità del percorso storico che esso ha compiuto (poco più di un secolo) e l’interesse rivolto preminentemente alla testimonianza e alla predicazione, non hanno favorito una riflessione in tal senso; talché l’attenzione verso la nascita e lo sviluppo del pentecostalesimo italiano è stata sporadica, quasi sempre rivolta a indagini circoscritte e spesso con intenzioni esclusivamente autobiografiche. Tuttavia, a ben vedere, è proprio attraverso lavori di questo genere che si mettono le basi per arrivare a concepire indagini e studi più avanzati e di respiro scientifico e metodologico più sicuro e collaudato.

Il lavoro di ricerca di Susanna Giovannini sul pentecostalismo in Calabria rappresenta un passo in avanti in questa direzione; cerca di unire elementi generali di interpretazione, con scandagli di storia regionale e locale fino ad inserire nella trama della ricostruzione storica la vicenda della propria famiglia, che di quella storia è stata protagonista lungo l’arco di mezzo secolo. Il risultato, presentato nelle pagine di questo libro, è senz’altro interessante e foriero, speriamo, di un impegno che potrebbe proporre un allargamento e un approfondimento di talune indicazioni di percorso nella ricerca storica, relativa ad un movimento religioso che in Italia rappresenta almeno il 70% del mondo evangelico. Ben vengano lavori come questo che ci permettono di conoscere fatti e vissuti che difficilmente potrebbero essere noti in altro modo» (dalla presentazione di Carmine Napolitano, preside della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose).

L’intervento del Prof. Napolitano, un excursus sul mondo pentecostale, è stato di particolare chiarezza e sincerità, qualità che non devono mancare in un dialogo autentico. Interessanti anche gli interventi dei numerosi presenti, tra i quali una nutrita rappresentanza del mondo cattolico, del gruppo interreligioso e del gruppo SAE di Cosenza, di cui Susanna Giovannini è socia.

Il Gruppo SAE Cosenza vi invita alla celebrazione della Giornata Mondiale di Preghiera dedicata alle donne della Slovenia. Sabato 23 marzo 2019 alle ore 18 presso la Chiesa Madonna del Carmine di Cosenza.

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giornata del malato1La Giornata del Malato, nata come iniziativa della Chiesa Cattolica, è stata organizzata per anni dal Gruppo SAE di Cosenza come un incontro ecumenico di preghiera al quale hanno partecipato cristiani delle diverse Chiese della città (per approfondimenti, clicca qui https://saecosenza.gruppisae.it/index.php/attivita).Quest'anno, per la prima volta, il SAE Cosenza ha voluto coinvolgere nell'organizzazione della Giornata del Malato anche il gruppo interreligioso presente in città, di cui ha contribuito alla formazione, e con il quale collabora attivamente. I vari rappresentanti delle religioni e delle associazioni presenti, porteranno la propria riflessione sulla necessità di aiutare chi è malato, valorizzando la sua esperienza da un punto di vista umano e di fede. L'appuntamento è per mercoledì 27 febbraio 2019 alle ore 18, nella sede della Cittadella del Volontariato a Cosenza, in via degli Stadi.

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In cammino verso la settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, affinchè il dialogo diventi preghiera che chiede al Signore il dono dell'unità.

Significativa tappa di questo cammino un convegno sulla nostra Associazione: "Una storica esperienza di ecumenismo laicale: il SAE". A promuovere l'evento la Parrocchia bizantina italo-greco-albanese Santissimo Salvatore dell'Eparchia di Lungro, unitamente all'Ufficio per l'Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della Arcidiocesi Metropolitana di Cosenza-Bisignano, il gruppo MEIC di Cosenza "Salvatore Santoro", l'UNIVERSITAS VIVARIENSIS, l'Azione Cattolica dell'Eparchia di Lungro, e il SAE di Cosenza.  

In apertura dei lavori i saluti di padre Pietro Lanza, Parroco del Santissimo Salvatore e Vicario generale dell'Eparchia di Lungro, di don Fabio De Santis dell'Ufficio Ecumenismo e dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi Cosentina, di Ercolino Cannizzaro del MEIC di Cosenza e di Demetrio Guzzardi, Rettore dell'Universitas Vivariensis.

Tutti hanno evidenziato la necessità di un impegno ecumenico più risoluto e deciso e, soprattutto, condotto unitariamente.

A relazionare sull'argomento centrale del convegno è stato Alex Talarico, seminarista dell'Eparchia e studente presso l'Istituto Studi Ecumenici "San Bernardino" di Venezia che ha ripercorso tutto il cammino del SAE dal suo nascere fino all'ultima Sessione di quest'anno, i cui Atti sono stati curati da lui stesso. La sua esposizione ha suscitato interesse ed emozione tra i presenti. Soprattutto nel gruppo SAE c'era chi aveva gli occhi lucidi...

Bella e sentita la testimonianza di Eleanor Carmen Gangale della Parrocchia Santissimo Salvatore e socia del gruppo SAE di Cosenza, che ha evidenziato la presenza costante dell'Eparchia di Lungro nel SAE. La zia, Ida Cosentino, è stata una delle prime collaboratrici di Maria Vingiani e socia del SAE di Roma per molti anni.

A conclusione della serata i saluti e i ringraziamenti della responsabile del SAE, Maria Pina Ferrari, che ha voluto ringraziare in particolare padre Pietro Lanza per aver voluto inserire tra le iniziative in preparazione alla celebrazione del I Centenario dell’Eparchia di Lungro, che ricorre il 13 febbraio 2019, anche un momento di riflessione sul Segretariato Attività Ecumeniche. "Tutto il SAE ha apprezzato questo gesto di stima e di amicizia nei confronti della nostra Associazione. In verità è la prima volta, in 26 anni di attività silenziosa, operosa e competente del SAE a Cosenza, che ci viene dedicato questo tipo di accoglienza".

 

 

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Lo scorso 15 novembre ci ha lasciato Pietro Monaco, caro amico e animatore del dialogo ecumenico a Cosenza, oltre che socio fondatore del gruppo SAE locale.

Di seguito le testimonianze di chi lo ha conosciuto e ha lavorato insieme a lui:

Pietro Monaco è stato uno che ha creduto veramente nel dialogo tra le Chiese cristiane e lo ha portato avanti con volontà cocciuta. Partecipava con entusiasmo ai preparativi della Settimana di Unità e non mancava mai alle riunioni organizzative, che quasi sempre si facevano in Arcivescovado. Ad un certo punto però non gli bastò più la Settimana di Unità. Sentiva l'esigenza, oserei dire l'urgenza, di un supplemento di dialogo durante tutto l'anno, di un ecumenismo vissuto nel quotidiano. Conobbe il SAE e...fu amore a prima vista! Si rese conto che era l'unico modo per dare al dialogo ecumenico quella continuità che lui voleva realizzare. Con pazienza, con tenacia, con passione si adoperò per avviare un gruppo SAE a Cosenza. E fu così che nella Pentecoste del 1992 nella Casa valdese di Dipignano nasceva il SAE di Cosenza formato da un piccolo gruppo di valdesi e cattolici. Tante le iniziative realizzate con l' apporto operoso di Pietro: incontri di formazione ecumenica e culturale, riflessioni bibliche, preghiera. Nel dicembre del 1997 partecipò attivamente all'organizzazione del primo incontro regionale del SAE a Bivongi. E nell'ottobre del 1999 organizzammo insieme il secondo incontro regionale del SAE a Guardia Piemontese. Quando per motivi di salute dovette rallentare l'attività, voleva però essere informato di tutte le attività del gruppo e quando si sentiva partecipava anche alle riunioni, incoraggiando, stimolando, proponendo...Caro fratello Pietro, il tuo impegno, la tua paziente perseveranza, la tua testimonianza sincera e appassionata saranno una luce sul mio cammino e mi sproneranno a procedere con coraggio e determinazione sulle strade sempre nuove del dialogo ecumenico ed interreligioso.   

MARIA PINA FERRARI

 

Pietro Monaco era un sognatore ad occhi aperti, un po’ visionario. Vedeva più avanti, al di là delle cose e poi tornava indietro a realizzarle. Era un uomo di cuore, uno di quelli che si ostinano a credere nel sentimento puro. Aveva grandi slanci ecumenici e si commuoveva con facilità. Non si arrendeva mai di fronte alle difficoltà tanto da essere ritenuto da molti un testardo, ma lui non temeva il giudizio degli altri e cercava il dialogo con tutti superando con ogni mezzo a sua disposizione pregiudizi e chiusure. Pietro Monaco era ecumenico nel quotidiano. Aveva un’energia vitale che gli ha permesso di realizzare fino in fondo il progetto di Dio sulla sua vita. Ha saputo scoprire, oltre il filtro opaco della quotidianità, la bellezza che Dio gli ha donato e che gli ha chiesto di far fiorire. Lui ci ha insegnato con l’esempio che vivere non è trascinare la vita ma è abbandonarsi come un gabbiamo all’ebbrezza del vento. Per lui vivere era assaporare l’avventura della libertà e dell’unità tra i cristiani sia pure nella diversità, sapendo di avere nel volo un partner grande: il suo Signore e il suo Dio. Negli ultimi anni i nostri incontri si sono un po’ diradati per vari impegni ma so da chi ha avuto la fortuna di stargli accanto fino alla fine che lui non si è mai contraddetto, ha mantenuto la voglia di vivere e l’ha saputo coniugare con un grande abbandono nel Signore: “Nelle Tue mani è la mia vita” diceva spesso soprattutto quando la sofferenza diventava più acuta e le sue forze sembravano venire in meno. ra, tu, Pietro non sei più fisicamente tra noi, ma da lassù continua a donarci il tuo amore per Gesù e per l’unità delle Chiese.

SUOR ERNESTA BECCIA, Figlia della Chiesa

 

Il cammino ecumenico nella nostra Diocesi di Cosenza-Bisignano, pur tra alti e bassi, rappresenta, oramai, un elemento contraddistintivo ed imprescindibile del tesoro pastorale della stessa. Per quanto mi riguarda, esso iniziò nel 1984, durante il Convegno Diocesano di Paola. Ricordo che, nel corso di quella seduta assembleare, si approvò la ”introduzione del concetto ecumenico nella catechesi”; pensate un po’, bisognava ancora introdurre il concetto, figuriamoci l’esperienza. Furono, quelli a seguire, anni di “gavetta”, dove era difficile, alle volte, non guardarsi con …diffidenza. Parroci che nemmeno volevano sentir parlare di Ecumenismo; fratelli evangelici timorosi di varcare le soglie di una qualsiasi parrocchia. Ma furono anche anni di incontri, di intrecci di sguardi, di scambi di esperienze di vita che, credo, resteranno incancellabili nella formazione di ciascuno di noi. I primi incontri della commissione si tenevano quasi sempre nella sede Vescovile, dove si aveva cura di scegliere stanze il meno confessionali possibile. Le riunioni si susseguivano con entusiasmo, coinvolgendo, di volta in volta, i fratelli delle altre Chiese presenti nel territorio Diocesano, anch’essi radicati sul territorio da molti anni. Tra questi, i fratelli Valdesi, la cui Chiesa in quel di Corso Mazzini, fin da quando ero adolescente, mi sembrava avvolta nel mistero, protetta com’era da quel portone scuro e dalla quale ogni tanto, di domenica, vedevo uscire persone che vi sostavano sorridenti per qualche tempo. Tra questi il nostro Pietro Monaco, per il quale mi si chiede di scrivere un ricordo. Il Pincipe De Curtis ( Totò) in una delle sue celeberrime frasi ad effetto diceva che “signori si nasceva..”; parafrasandolo, diremmo che ecumenici lo si diventa , ma signori si nasce. Ecco, Pietro lo ricordo sempre come una persona di quelle che ..erediteranno la Terra, cioè mite. La mitezza, il sorriso composto e , direi, l “aplomb” inglese, erano i tratti somatici di Pietro. Conversare con lui era piacevole: di poche parole, ma efficace nella comunicazione. La sua presenza era discreta ma rassicurante. Erano molti anni che non lo vedevo per il mio doloroso disimpegno ecumenico; l’ultima volta in Corso Mazzini. Lo sguardo profondo, il chiedere discreto, quell’abbraccio solidale: cose tutte che potrebbero, da sole, fare un programma di impegno pastorale. Nello scrivermi il poeta David Maria Turoldo citò una frase di Hillesum: “Quel pezzetto di eternità che portiamo dento, può essere espresso in dieci volumoni, come in una parola”. Pietro meriterebbe volumi di testimonianza, cosa che lascio a chi lo ha frequentato a lungo. A me toccava il ricordo scarno ma robusto come le mani degli anziani arse dall’esperienza della vita. Pietro, il tuo ricordo è per sempre perché hai percorso le strade difficili dell’ecumenismo dove ogni pietra del selciato è dono gradito a Dio, il solo che consola. 

PINO BARBAROSSA

 

Pietro era una persona che teneva molto alla sua chiesa, alle sue radici di evangelico, all'andamento in generale della sua chiesa. Fino ad un certo punto è sempre stato presente ai culti, alle assemblee, quando si doveva andare fuori etc. Lui ha sostituito sempre la vacanza pastorale facendo i culti, lui osava scrivere alla Tavola Valdese per protestare delle cose che non andavano, ha sempre fatto interventi agli incontri, quindi era attento e ben determinato. Ma spesso polemico, come me d'altronde, un lamentarsi costruttivo. Aveva anche lui i suoi difetti, un po' conservatore e testardo su alcune cose. Non gli piaceva il sacerdozio universale, le donne pastore, lui prediligeva il pastore laureato e maschio. Molto lontano da alcune problematiche sociali a cui la Tavola Valdese nei vari sinodi aveva invece affrontato con serenità e responsabilità evangelica. Che dire, con tutti i suoi limiti magari gli evangelici fossero tutti come lui. Era una bella persona.. 

VANDA SCORNAIENCHI

 

Ogni volta che si parla di persone che non ci sono più, è come se si volesse mettere in luce, anche forzatamente, tutti i pregi, le positività, le qualità di chi ormai è assente. Insomma, si cerca quasi di rimediare a quanto non è stato fatto o detto prima. Per Pietro Monaco non è così. Da sempre lo ricordiamo con stima e gratitudine per avere voluto, con la sua proverbiale cocciutaggine, un gruppo SAE anche a Cosenza. Si, se oggi ci siamo e lavoriamo così fattivamente, lo dobbiamo anche a lui, fautore insieme ad altri soci della costituzione, nel lontano 1992, di una rappresentanza del SAE nella nostra città. Non abbiamo avuto moltissime occasioni per lavorare insieme perché noi siamo entrati a far parte della famiglia del SAE un po' di anni dopo, ma ci ha sempre colpito la sua voglia di fare di più per promuovere un dialogo ecumenico continuo e non legato solo alla Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani. Lo ricordiamo combattivo e tenace, forte della sua fede evangelica e del suo attaccamento alla piccola comunità valdese di Cosenza che cercava di sostenere e far conoscere. Nel predisporre la programmazione delle attività annuali del SAE ricordiamo il suo essere determinato nella scelta dei temi da affrontare e delle persone da coinvolgere. Il confronto con lui non è stato sempre facile: la sua schiettezza, il suo rigore, la sua precisione a volte ci preoccupavano. Ma per lui forse costituivano un modo per affermare ciò in cui credeva fermamente, costi quel che costi. E' vero, la nostra amicizia all'interno del gruppo non si è mai incrinata. Siamo sempre stati molto rispettosi gli uni degli altri, ma a volte con Pietro la discussione si faceva accalorata e accesa e forse in alcune occasioni è stato più difficile riprenderla, ma poi veniva sempre ripresa.. Non si è mai lasciato niente in sospeso, il dialogo è sempre continuato aperto e sincero. E' vivo in noi il ricordo dei suoi interventi, foglietti in mano, nel corso dei nostri incontri. Tante le iniziative realizzate insieme come SAE, in particolare ricordiamo il 1996 gli incontri biblici sul tema "Le parabole di Gesù" che lo hanno visto come relatore nella Chiesa Cristiana Avventista di Cosenza e nel 1998 presso la Chiesa Valdese di Cosenza quando ci parlò di "Gesù, Colui che incontra". Che dire, se non manifestare la nostra riconoscenza a Pietro per ciò che ha vissuto insieme a noi e augurarci di saper sempre tenere accesa, nella nostra città, la fiaccola del dialogo ecumenico con lo stesso impegno e la stessa tenacia che lui ha dimostrato.  

ANNA MARIA E GIACOMO GUGLIELMELLI

 

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